Bologna Connect

I met Lorenza, one of Bologna Connect ambassadors, thanks to the wide and dynamic bolognese network of passionate residents that are in love with this special city and strive to share the knowledge and history of Bologna – a city out of the main tourist tracks that deserves a deep visit.
I have lived there for 6 years and yet realised I did not know it under many aspects: so I eagerly took a walk with Lorenza to see the spot from a different point of view.
We started our walk at the train station, and traced history’s steps backwards from August 2, 1980 to 189 before Christ.
The first stop, at the Galliera gate, made me better know and appreciate a historical reference that I have seen too many times, but that I have never deepened enough: Lorenza’s lively explanations turned a mid-July sultry day into an interesting movie.
The route continued through the arcades of Bologna (just proclaimed a Unesco heritage site) up to the well-known “little window” of via Piella, loved by tourists and not, for its particularity, given its position and its strong attraction of photographers or simple passers-by who want to share it on social networks or keep a special memory aside.

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La finestrella di Via Piella Credits: Alessandro Salomoni – Bologna Welcome

Step by step I discovered many other little secrets and places of interest that I had never considered before, such as the numerous towers located in the city center in addition to the two most famous ones,

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Le Due Torri Credits: Alessandro Salomoni – Bologna Welcome

or the Roman excavations inside the city library, as well as the Archiginnasio, where I had never entered before and which fascinated me from the first moment with its countless frescoes and coat-of-arms; so for me all these stages were real first times.

Among the curiosities that struck me the most was the “cellar” where the wellknown car factory Maserati was founded in the early 1900s, which is almost sacred for engine lovers : I had probably already passed dozens of times in piazza Santo Stefano and did not know that a piece of world history about four wheels has been made there!
Bologna is often artistically underestimated compared to other more famous cities such as Florence or Rome, but indeed it hides innumerable works of art and out-ofthe- beaten-path locations. I recommend you take this walk that made me appreciate and love the city where I live even more than before.

Autore: Luca Londrillo per Bologna Connect

Basta! Questa pandemia dura da così tanto tempo! Ho voglia di viaggiare e visitare posti nuovi!

Se anche tu, come me, ti senti così, ecco alcune cose da fare a Bologna appena sarà possibile.

1. Perdersi nelle stradine del centro storico. Bologna ha un reticolo di viuzze all’interno della
cerchia muraria medievale in cui si può assaporare il ritmo lento della vita in una città viva
ma non caotica. Non vedo l’ora di esplorare angoli inaspettati come il giardino di Lavinia
Fontana, stupirmi davanti a prospettive insolite come la vista delle due torri dal corridoio
dell’Ospedale, aguzzare gli occhi per notare i dettagli delle decorazioni in via Galliera…

Strada porticata di Galliera | I Portici di Bologna

2. Percorrere tutti i 40 km di portico, alla ricerca del più stretto, del più alto (in strada
Maggiore), del più antico, del più lungo. I portici di Bologna sono candidati patrimonio
Unesco, offrono riparo dal sole e dalla pioggia e invitano a una sosta di chiacchiere e
shopping. Se vuoi saperne di più, visita il nostro blog. Enjoy learning Italian in the beautiful
Bologna (loveitalian.it)
3. Imparare l’inglese. Ho intenzione di attaccar bottone con ogni turista che incontrerò,
chiedergli cosa gli piace della mia città, se preferisce i tortellini in brodo o alla panna, e
finalmente, stringersi la mano.
4. Visitare un caseificio e vedere come nasce il Parmigiano Reggiano o la vera mozzarella.
Ammirare le mani umide di specialisti che trasformano una bevanda comune, il latte, nel re
dei formaggi. Sono veri artisti, il cui lavoro sapiente e antico ci dona sapori unici e autentici.
5. Andare a cercare il fantasma di Azzurrina, alla rocca di Montebello in Romagna, e visitare
tutti gli altri castelli e rocche di cui l’Emilia Romagna è ricca.
6. Mangiarmi un gelato! Non vedo l’ora di poter entrare alla Cremeria, prendere un bel cono e
gustarmelo passeggiando pian piano fino ai Giardini Margherita, salutare il Re e sedermi al
sole.
7. Ripercorrere il cammino di Dante Alighieri a Ravenna. Il Sommo Poeta fu esiliato qui da
Firenze: nella Pineta di Classe e nel Mausoleo di Galla Placidia ha trovato ispirazione per la
sua Commedia. Qui è sepolto, in un monumento affettuosamente chiamato dai locali “la
zuccheriera”

La famosa "zuccheriera" - Recensioni su Tomba di Dante e Quadrarco di  Braccioforte, Ravenna - Tripadvisor

8. Imparare a cucinare da Pellegrino Artusi! Chiunque nasce e cresce in Emilia Romagna, sa
fare la sfoglia a mano e il ragù. Ma le ricette di Artusi – genuine, caloriche e complicate
come una volta – hanno quel valore tradizionale impagabile. Poichè il miglior maestro è la
pratica, mi aiuterà la scuola di cucina in italiano di Loveitalian Enjoy learning Italian in the
beautiful Bologna (loveitalian.it)
9. Partecipare alla rievocazione storica dello sbarco di Giuseppe Garibaldi a Comacchio.
L’eroe dei due mondi braccato dagli austriaci nel 1849 fugge con la sua adorata Anita nelle
valli del Po. La moglie purtroppo muore ma la battaglia del Generale per l’unità d’Italia sarà
vittoriosa.

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10. Ascoltare un concerto dell’Orchestra Mozart, in onore del Grande Compositore che studiò
proprio al conservatorio di Bologna, dove è tuttora conservata la sua prova di esame.
E tu, qual è la prima cosa che farai appena si potrà tornare a viaggiare? Cosa ti è mancato di più durante il lockdown? Cosa vorresti vedere della nostra bella città? Raccontaci…

lorenzaAutrice: Lorenza Simoni (accompagnatrice turistica)

Mi chiamo Anna Patrizia Mongiardo. Sono di origine calabrese ma vivo da trentotto anni circa a Bologna. Ho svolto la professione di Tecnico di Radiologia in Radioterapia presso l’ospedale Bellaria di Bologna.

  1. Ha da sempre la passione per la scrittura? Da dove arriva e come l’ha coltivata nel tempo prima di pubblicare i suoi libri “Raggiungere Catanzaro non è facile” e “Bologna imperfetta”? 

Sono stata prima una grande lettrice e come tale ho sentito la necessità di scrivere anche io. Ho iniziato circa venti anni fa con racconti brevi. Ho frequentato molti corsi di scrittura imparando l’ABC della narrazione: Bottega Finzioni, fondata da Carlo Lucarelli, l’Università Primo Levi e i seminari di scrittura di Paolo Nori, uno scrittore italiano, anzi di Parma, con cui mi sono addentrata nella letteratura russa.

“Raggiungere Catanzaro non è facile” e “Bologna imperfetta” sono nate in questi anni di frequentazione dei corsi. Scriverli è stato come misurare la temperatura a me stessa per capire se avevo raggiunto il giusto grado di maturità e potermi cimentare in qualcosa che da sempre avevo desiderato fare.

  1. Cosa ha ispirato la scrittura di “Bologna imperfetta”? Ha fatto riferimento a esperienze autobiografiche nel libro?

“Bologna imperfetta” è scritta in prima persona in forma autobiografica. In realtà fatti e personaggi sono frutto di invenzione e si mescolano abilmente nella realtà bolognese. C’è un miscuglio tra realtà e fantasia. L’unico luogo esistente certo è l’Ospedale Bellaria di Bologna, le sue strade assolate in agosto, una protagonista, Anita (io), che lavora (esperienza autobiografica) in un luogo non luogo.

  1. In altre interviste ha dichiarato che ha scritto il libro in un momento sereno della sua vita. Perché le ha ispirato proprio la scrittura di un giallo? E perché l’ha ambientato nel caldo estivo afoso di Bologna?

Ho iniziato a scrivere “Bologna imperfetta” in estate, con mio marito seduto accanto, ed erano momenti di assoluta serenità. Oggi mio marito non c’è più.

L’idea di ambientare un giallo in ospedale, nel mio posto di lavoro, l’avevo assecondata a lungo. Poi ho iniziato a scrivere, e non ho smesso finché la storia non s’è conclusa.

  1. Quale ruolo ricopre la città di Bologna in questa storia? E perché l’ha descritta come “imperfetta” nel titolo del suo libro?

Il posto in cui si vive diventa “un luogo sicuro” conosciuto, che ci protegge. Sappiamo di fare parte di quell’involucro chiamato città, la conosciamo e l’amiamo. Conoscendola sappiamo distinguere di lei pregi e difetti. Bologna ha troppi pregi, difetti pochi. Il titolo è nato dalla mia indecisione.

Ero certa che nel titolo dovesse esserci scritto la parola Bologna, perché il giallo è tutto bolognese. Bologna l’ho ritenuta imperfetta anche per tutti quei piccoli casi di omicidi, tanti troppi, che gli scrittori bolognesi hanno disseminato nelle strade della città con commissari inverosimili dai nomi più stravaganti.

  1. Con quali aggettivi descriverebbe la storia di “Bologna imperfetta”? È un giallo avvincente, pieno di colpi di scena, o più riflessivo ed enigmatico?

La storia è molto giocosa, a tratti ironica, avvincente perché il lettore trova all’interno molti eventi che lo rendono curioso di scoprire la verità.

  1. Chi sono i protagonisti di questa storia e come sono stati creati?

I protagonisti sono un giornalista alle prime armi che impara il mestiere di scrivere per la cronaca nera. Un commissario di polizia che segue le indagini e Anita, la protagonista che ha trovato un cadavere nel parco dell’ospedale dove lavora. Per disegnare i protagonisti mi sono ispirata a personaggi realmente esistenti ma che ho chiaramente trasformato con la fantasia.

  1. Ha dedicato a qualcuno o a qualche evento in particolare questo libro?

Questo libro l’ho dedicato a mio Marito per i motivi che ho spiegato sopra.

  1. A chi consiglia la lettura del suo libro?

Consiglio la lettura ai bolognesi. Anche ai calabresi e a chi non conosce Bologna, ma anche agli italiani che amano i thriller. È una lettura semplice, scritto con chiarezza di linguaggio. Può essere letto facilmente anche da stranieri che si cimentano nello studio dell’italiano.

  1. Può lasciarci qualche aneddoto interessante su “Bologna imperfetta”?

Anita, la protagonista, sfinita dal caldo, dal lavoro e dall’inchiesta, mentre percorre le strade assolate di Bologna, ha dietro di se una sola auto. Dallo specchietto retrovisore vede una cosa insolita: una donna che picchia un uomo mentre questo guida. La macchina sbanda paurosamente. Lei che continua a dare all’uomo pugni in testa, gliela sbatte contro il finestrino… insomma bisogna leggere il libro.

  1. Come continuerà la sua avventura letteraria dopo “Bologna imperfetta”?

E dopo aver letto Bologna imperfetta, ecco che arriva “A Bologna danno l’acqua” (titolo provvisorio). La protagonista, ossia la voce narrante, è sempre Anita, che questa volta vuole cimentarsi a scrivere un thriller. Approfittando dell’omicidio di una prostituta nei pressi di casa sua, usa come mezzo d’informazione (informer), tre personaggi del romanzo precedente: Dario il giornalista, Il commissario Brunetti verso cui Anita ha troppa “simpatia” e il suo vice, commissario Garruto. Basta, altrimenti faccio spoiler.

My name is Anna Patrizia Mongiardo. I am of Calabrian origin, but I have lived in Bologna for about thirty-eight years. I worked as a radiology technician at the Bellaria Hospital Radiotherapy Unit in Bologna.

  1. Have you always had a passion for writing? Where does it come from and how have you cultivated it over time before publishing your books “Raggiungere Catanzaro non è facile” and “Bologna imperfetta”?

I was first a passionate reader and as such I felt the need to write too. I started about twenty years ago with short stories. I attended many writing courses learning the basics of storytelling: Bottega Finzioni, founded by Carlo Lucarelli, the Primo Levi University and the writing seminars by Paolo Nori, an Italian writer, or more precisely from Parma, with whom I delved into Russian literature.

“Raggiungere Catanzaro non è facile” and “Bologna imperfetta” were born in these years of training. Writing them was like measuring the temperature to myself to understand if I had reached the right degree of maturity and if I would be able to engage in something I had always wanted to do.

      2. What inspired “Bologna imperfetta”? Did you refer to autobiographical experiences in the book?

“Bologna imperfetta” is written in the first person as an autobiography, yet facts and characters are invented and skilfully blended in the reality of Bologna. There is a mixture of reality and fantasy. The only place that certainly exists is the Bellaria Hospital in Bologna, its sunny streets in August, a protagonist, Anita (me), who works (autobiographical experience) in a non-place.

3. In previous interviews you stated that you wrote the book in a serene time of your life.  Why did it inspire you to write a detective story? And why did you set it in the sultry summer heat of Bologna? 

I started writing “Bologna imperfetta” over the summer, with my husband sitting next to me, they were moments of absolute serenity. Now my husband is gone.

I had long indulged in the idea of setting a detective story in a hospital, in my workplace, then I started writing and I didn’t stop until the story was completed.

     4. What role does the city of Bologna play in this story? And why did you describe it as “imperfetta” (imperfect) in the title of your book? 

The place where we live in becomes a known “safe place” that protects us. We know we are part of that shell called the city, we know it and we love it. Thanks to this knowledge we distinguish its strengths from its weaknesses. Bologna has too many virtues, few flaws. The title was born from my indecision.

I knew the word Bologna had to be in the title, because this is a Bolognese crime novel. I considered Bologna imperfect even for all those small cases of murders, so many too many, that the Bolognese writers have scattered in the streets of the city with unlikely commissioners carrying the most extravagant names.

      5.Which adjectives would you use to describe the plot of “Bologna imperfetta”? Is it captivating and full of twists, or more reflective and enigmatic?

The story is very playful, at times ironic, captivating because the reader finds within it many events that make him curious to discover the truth.

       6.Who are the main characters of this story and how were they created?

The main characters are a novice journalist who is learning the art of writing for the crime news, a police commissioner supervising the investigation and Anita, the protagonist who found a body in the park of the hospital where she works. I drew my leading characters by looking at personalities that really exist, which I clearly transformed with my imagination.

        7.Did you dedicate this book to anyone or any event in particular?

I dedicated this book to my husband for the reasons I explained.

         8.Who do you suggest your book to?

I recommend this book to the Bolognese people, to the people from Calabria as well, to those who do not know Bologna and to the Italians who love thrillers. It is an easy read with a clear language. It can also be read easily by foreigners who undertake the study of the Italian language.

         9.Can you leave us some interesting anecdotes about “Bologna imperfetta”?

Anita, the protagonist, exhausted by the heat, her work and the investigation, as she drives along the sunny streets of Bologna, has only one car behind her. From the rear-view mirror she sees an unusual thing: a woman beating a man while he is driving. The car swerves frighteningly. She keeps punching the man in the head, slamming him against the window… in short, you have to read the book.

        10. How will your literary adventure continue after “Bologna imperfetta”?

And after reading Bologna imperfetta, here comes “A Bologna danno l’acqua” (temporary title). The protagonist, the narrating voice, is still Anita, who wants to attempt to write a thriller this time. She takes advantage of the murder of a prostitute near her home and she uses three characters from the previous novel as informers: Dario the journalist, Commissioner Brunetti, who Anita is too much “fond” of and his deputy, Commissioner Garruto. Enough, otherwise I’ll spoil the story.

 by Eleonora Silvani for Bologna Connect

Conosci l’autrice

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Intervista di Davide Martino per Bologna Connect

Carla Cenacchi, una donna bolognese, con una vita intensa ed interessante, che l’ha portata letteralmente dall’altra parte del mondo: da Bologna e l’Appennino fino alle Ande in Perù. Nel corso dei decenni ha lavorato come insegnante di italiano e ha gestito la Trattoria Italia a Lima. La sua vita, raccontata nel libro autobiografico Dall’Appennino alle Ande e ritorno, è un esempio di come ci si possa allontanare da casa alla scoperta del nuovo e ignoto senza dimenticarsi delle proprie radici.

Incuriositi dalla sua personalità vivace ed appassionata, l’abbiamo voluta incontrare ed intervistare:

  • Carla, perché ha scritto il libro? Quali sono i motivi più importanti?

“Innanzitutto, per scrivere bisogna avere voglia di farlo! Prima dell’avvento della tecnologia moderna c’erano solo l’inchiostro e la carta per annotare qualcosa, e quindi scrivere aveva una importanza pratica diversa.

Mia madre mi ha sempre detto che con la matita in tasca, anche quando hai dei problemi, puoi semplicemente usarla e scrivere. Mi sono ricordata di questo prezioso consiglio, e ho scritto il libro perché ad una certa età bisogna tirare le somme, vedere ciò che hai fatto, e metterlo nero su bianco. La mia vita, posso dire con un po’ di narcisismo, mi ha dato soddisfazioni e volevo raccontarlo per lasciarne traccia a chi verrà dopo.”

  • Come confronterebbe la sua esperienza in Perù con i luoghi comuni dell’emigrazione italiana? Ha avuto modo di entrare in contatto con altri bolognesi che hanno fatto un’esperienza simile alla sua?

“La mia migrazione si è verificata in modo strano. Prima di partire, lavoravo in un paesino montano come insegnante elementare, e proprio lì, incontrai il mio futuro marito che stava preparando un passaporto per andare in Perù per lavoro. La guerra aveva fatto grossi danni nel bolognese, specialmente sull’Appennino, e il lavoro scarseggiava: il mio futuro sposo aveva deciso di trasferirsi in Perù per cercare un tipo di legno che allora si usava per fare le macchine da gelati. Per ironia della sorte, quando fu pronto a partire con tutti i documenti, erano già state inventate nuove macchine per cui il legno non serviva più, ma a quel punto decise di partire comunque, avendo ormai faticato così tanto per ottenere i documenti: bisogna ricordare che quelli che partivano dopo la guerra partivano sì per necessità di lavoro, ma anche per la voglia di avventura. Correva nell’aria il desiderio di ripartire scoprendo cose nuove! E questo era anche il nostro caso”

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  • Dopo i periodi trascorsi in Perù è sempre tornata in Italia e a Bologna: come è stato vedere Bologna cambiare nel corso degli anni?

“Dopo la guerra, e il ritorno alla normalità, Bologna è veramente rinata. Bologna, con tutta la sua cultura e tradizioni, è stata ricostruita secondo il suo passato, e solo dopo si è pensato al nuovo. La differenza con Lima? Quando arrivai a Lima, ci vivevano 500 mila persone, adesso conta 13 milioni di abitanti e Bologna è ancora ben lontana da questi numeri. A causa anche della violenza e del terrorismo nelle campagne, tantissime persone si sono spinte verso la città di Lima, soprattutto giovani, e la città è cresciuta moltissimo in breve tempo. La gioventù come sempre cerca spazio, vitalità, modernità, cose nuove”.

  • Come è cambiata la sua vita dopo essersi trasferita a Lima? Nel suo libro sono descritte le reazioni della famiglia alla decisione di partire: come hanno reagito invece colleghi/e, amici e compaesani? Come era vista la sua scelta?

“Mi ricordo che prima di partire una compagna di scuola mi disse, ma sei sicura? Ho sentito che alcuni vanno via e non tornano! Ma io ero entusiasta, volevo vedere cose che non avevo mai visto. Le reazioni degli altri in generale non erano favorevoli: io ero la “scrivana” della borgata, e i compaesani parlando con i miei genitori gli dicevano che non mi avrebbero dovuto far partire. I miei familiari erano molto delusi, anche perché la gente del paese era arrabbiata con loro. Sono potuta partire solo dopo i 21 anni, che allora rappresentavano la maggiore età!”

  • Cosa si poteva aspettare un italiano appena arrivato in Perù? Com’era l’accoglienza a Lima? Esistevano strutture che potevano aiutare ad ambientarsi o ci si affidava interamente a conoscenti e familiari?

“All’inizio c’erano praticamente solo le ambasciate per i documenti, poi si formarono le associazioni regionali che ci aiutavano a farci sentire un po’ come nella nostra madrepatria. Nella mia esperienza di emigrata, ho sempre trovato gente disponibile ed ospitale. Ricordo che per comunicare con Bologna, i tempi erano molto lunghi, la posta era lenta, poiché le lettere attraversavano l’oceano via nave, quindi occorreva un mese prima che arrivassero a destinazione, ed un altro mese per attendere la risposta. Una bella differenza con la comunicazione di oggi!

Io sono diventata radioamatrice, e questa è stata una fortuna. All’inizio, pensare di dover imparare ad usare la radio mi intimoriva. Qualcuno però mi disse: “sai usare il ferro da stiro?” Ovviamente la mia risposta fu: Sì! “Sai forse cosa c’è dentro e come funziona? No! Puoi però usarlo comunque.” E fu così che i miei timori scomparvero! La radio ha cambiato tantissimo la mia vita: allora il telefono costava molto, e non ci si poteva permettere di usarlo per scambiare due chiacchiere come è naturale oggi. Con la radio, invece, si poteva parlare a lungo: a Lima mi conoscevano come Mamma Radio, sapendo che potevo mettere in contatto genitori e figli attraverso la radio.“

  • Lei ha insegnato in una scuola in Perù a ragazzi di famiglia italiana: queste scuole erano frequentate anche da bambini peruviani? Gli abitanti del posto erano interessati ad imparare l’italiano? I ragazzi immigrati parlavano il dialetto o l’italiano?

“Lo spagnolo e l’italiano sono molto simili, e nelle scuole italiane c’erano sia ragazzi peruviani che italiani. Proprio per questo con la lingua si potevano fare molti scherzi, giochi e anche errori involontari, a volte molto divertenti, come in alcuni episodi raccontati nel libro.

Allora tutti parlavano in dialetto, e già era difficile capirsi con qualcuno di Forlì! Ad esempio, nell’Appennino bolognese si parla un dialetto che pronuncia la “S” simile a quella dello spagnolo. “A Lima, quando stavo imparando lo spagnolo, mi chiedevano se ero di Madrid! I bolognesi invece avrebbero indovinato subito che venivo da Sasso Marconi.” Il dialetto era anche un simbolo di “casa” per chi era lontano.  “Quando ho aperto la nostra trattoria a Lima, ogni volta che entrava in bottega una persona triste, stressata, gli bastava sentire qualcuno parlare in dialetto e bere un bicchiere di vino, ed ecco che tutti si rallegravano “.

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I remember exactly how I felt two years ago when I left the train and I saw the sign  “Bologna Centrale train station”.

I was alone and I felt disoriented in a big and unknown city. I was shocked by speeding cars, buses and in a hurry taxi drivers’ horns blaring.

I was selected to join the two-year course ITS Turismo e Benessere. There, I had the occasion to meet my Business English teacher, Laura Bizzari and Antonella Orlandi who teaches a course on China Outbound Market. They are both co-founders of Bologna Connect. This is a non-profit association created by people who love Bologna and would like to share their enthusiasm for the city with other people. Another aim of Bologna Connect is to promote the international aspect of the city, sharing information about Bologna’s gastronomy and wines as well as art, culture, literature and music.

The keys of this organization are #passion, #language and #welcoming.

In order to attend the ITS course, I moved to Bologna where I felt more at home in the new metropolitan city.

Thanks to the ITS course (tag pagina), I studied several #tourism subjects such as “destination, itinerary and package tour”, “cultural, artistic and historical resources” and “tourism marketing”, that helped me to see the city from a deeper point of view.

Thanks to the wide local, national and international networking of Bologna Connect, I had the possibility to collaborate with Seoul Broadcasting System, an important South Korean radio and television company. There, I met two South Korean models and we were the main characters of a video about Korean and Italian beauty, at the Cosmoprof Trade Fair 2017.

Moreover, I would like to thank Bologna Connect because it gave me the opportunity to collaborate with an important hotel in Bologna, where I can practice speaking English and also put into practice what I learned, through my studies at ITS Turismo e Benessere, about tourism.

Bologna Connect is always informed and updated and aims to improve Bologna’s position worldwide, sharing its traditions and local specialities.

This confirms Bologna Connect’s concept:

BringingBolognatotheWorld” and “BringingtheWorldtoBologna”.

By Margherita Lolli

Part 2:

We stay here till it closes for lunch and then wander back to the Two Towers, stopping for another gelato pit-stop, for both kids and grown-ups.They didn’t used to have so many different flavours when I first came here, and it is just so much fun to try new ones. In theory I should go for the fruit ones because they’re ususally made from fresh produce on the premises, and have less calories. When you see those really really perfect looking creamy fluffy ice-creams, it’s actually not a good thing – the more perfect and fluffy-looking they are, the less likely it is that they’re made that morning on the premises. You can always ask.

Just to the left of our landmark base (this is where we meet up if we get lost), the Two Towers, we veer up one of the tiny streets into what was once – and actually still is – the old food market, veggies and fruits and fish, and now there’s a lovely food hall here. But don’t let the word ‘market’ throw you off – this is where some of the most up-market clothes shops are too, (almost) right next to the fish stall! We window-shop in Tamburini, perhaps the best-known food shop, jam packed with all the most traditional foodstuffs from Bologna: tortellini, tortelloni, prosciutto, mortadella, all kinds of pasta shapes and colours. Then we ramble across the street to the bookshop-foodhall, built on the premises of a former cinema and before that an old church so that you can still see the original walls.

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An eating place on each floor, but it’s actually a bookshop… On the ground floor a cheese-salami theme and – book-wise – general best-sellers and coffee-table art books, first (or second if you’re American) floor a tiny restaurant with pasta dishes and great selection of niche food products (but kind of on the pricey side), and – again book-wise – literature and history. On the third floor more food and my favourite floor – very very good philosophy and history section and children’s books (or Stoppani down the street). What a wonderful combination. The only problem – and it’s a problem you’ll find all over the country – is that there aren’t really many books in English or in other languages; actually there isn’t really anything in English or other languages; that’s one of the things that makes this country a little difficult to navigate – and it’s a great idea to learn a bit of Italian! If you do make the effort to speak a bit, people are usually very helpful, but if they just hear English, they can become a bit defensive and sometimes seem a bit stand-offish, that might just be because it throws them a but to have to reply in a foreign language.

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The food halls, like other food halls in Italy is great, and great for “foodies”, food and wine experts, but what I love most about Italy is the ‘ old Italy’ that you find in homes (making pastas like tortellini is exhausting and time-consuming and people now do it less frequently), in the trattorie (simple restaurants), in the local coffee bars where you still find groups of elderly men will be playing cards, in the dozens of small village festivals in dozens of small villages all over the country, in food kiosks (now more trendily called streetfood), and especially my best friend from my first years in Italy — she was almost 90 years at the time; she used to tell me about her childhood in the Appeninenes in the first decades of the last century, about how it was growing up so poor that children were sent in the forest to collect wood barefoot, or with clogs, and how those children would sometimes get tetanus because the nails in the wooden clogs were rusty… I get teary when I think about her now, and especially when looking at photos of her and my daughter who was tiny then. I learned a lot about Italy through her, things you don’t usually get to read about or hear about or see in tourist brochures, but I also learned a lot about food! She used to cook passatelli (to this day my daughter’s favourite) and crescentine for us. It was a window into a world almost gone, but kept alive in the multitude of regional cooking traditions all over the country, different from place to place, season to season, festivity to festivity, family to family.

Part 3 to follow soon!

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Del 2:

De pleide ikke å ha så mange forskjellige smaker når jeg først kom her, og det er morsomt å prøve nye.  Teoretisk burde jeg velge frukt smakene fordi de er vanligvis laget av ferske råvarer I selve butikken, same dag, og har mindre kalorier. Når iskremen er virkelig perfekt, helt ‘fluffy’, det er faktisk ikke en god ting – jo mer perfekt de ser ut, jo mindre sannsynlig er det at de er laget om morgenen på stedet. Du kan alltid spørre!

BOLOGNA.RISTORANTE DIANA.MORTADELLA.

Like til venstre av de To Tårn, snur vi opp en av de små gatene i hva var en gang- og faktisk fortsatt er – det gamle matmarkedet, grønnsaker og frukt og fisk , og nå er det en smart matvarehall her. Men la ikke det ordet “markedet” sette deg på feil spor – dette er hvor noen av de mest luksus butikkene er også, ved siden av fiskebutikken! Vi titter henrykt i vinduene til “Tamburini”, kanskje mest kjente mat butikken i Bologna, fullpakket med alle de tradisjonelle matvarer spesielt fra Bologna: tortellini, tortelloni, prosciutto, mortadella, alle typer pasta former og farger. Så vandrer vi over gaten til en bokhandel-mathall, bygget på en tidligere kino, og før det, en gammel kirke slik at du kan fortsatt se de originale veggene (www.eataly.net og foto). Et spisested på hver etasje, men det er faktisk en bokhandel… På grunnplan finner vi en ost-spekemat spisested og I bokhandel avdelingen årets best-selgere og salongbord/kunst bøker, i andre etasje en liten restaurant med pastaretter og stort utvalg av nisje matvarer (ikke så helt billig dessverre), og I bokhandel avdelingen finner vi litteratur og historie. I tredje etasje mer mat og min favoritt etasje – filosofi og historie delen og barnebøker (eller Stoppani like ned veien er fantastisk, mye på engelsk). For en fantastisk kombinasjon. Det eneste problemet – og det er et problem du finner i hele landet – er at det ikke er veldig mange bøker på engelsk eller andre språk. Faktisk er det egentlig veldig lite engelsk eller andre språk; det er en av tingene som gjør dette landet en litt vanskelig å navigere – så det er en god idé å lære litt italiensk! Hvis du gjør en innsats for å snakke litt, er folk vanligvis svært hyggelige, men hvis ikke, kan bli litt defensiv og noen ganger virke litt arrogante, kan det være fordi de føler seg litt usikre.

BOLOGNA. NEGOZIO ALIMENTARE - GASTRONOMIA "TAMBURINI".

Denne mathallen, som andre mathaller i Italia er flotte, og flott for “foodies”, mat- og vin eksperter, men det jeg elsker mest om Italia er den ‘gamle Italia’ – i hjemmene, i trattoriene (enkle restauranter), i den lokale kaffe baren, i de uttalige små landsby festivalene i uttalige små lansbyer over hele landet, i matkioskene (nå heter det jo ”streetfood” er begynner aa bli veldig trendy), mine venner som lager pasta hjemme selv (det er ikke så mange igjen som gjør det, det er slitsomt og tidkrevende) og spesielt min beste venninde fra mine første år i Italia – hun var nesten 90 år allerede da – og fortalte om hennes barndom i Appeninene på 1920-tallet, hvordan det var å vokse opp så fattig at man gikk i skogen for å sanke ved barfot, eller med tresko – noen ganger fikk barn tetanus fortalte hun, fordi de brukte rustne spikre for å holde treskoene sammen. Jeg blir tåreaktig av å tenke på henne nå, og ser på bilder av henne og min datter som var bitteliten da. Jeg lærte mye om Italia gjennom henne, om det man ikke leser og ser og hører om til daglig, men jeg lærte også mye om mat!

Del 3 følger snart!

 

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Bandiera_inglese150                                                                            Bandiera italiana 150

At the Bank                                                                            Alla banca

Excuse me, is there a bank nearby?                                              Mi Scusi, c’è una banca qui vicino?

Yes, there are many.                                                                           Sì, ce ne sono molte.

Which bank are you looking for?                                                    Quale banca cerca?

You need to turn right.                                                                    Deve girare a destra.

The bank is next to the church.                                                     La banca è di fianco alla chiesa.

 I would like to change this check.                                                Vorrei cambiare questo assegno.

Are you a foreigner?                                                                         Lei è un cittadino straniero?

You need to give me an identity document,                      Deve darmi un documento di identità,

The tax code                                                                                      Il codice fiscale

and your residence permit.                                                           e il suo permesso di soggiorno.

More TIPS and ITALIAN LANGUAGE at the website www.loveitalian.it

 

If you ask an Italian passionate what  his biggest dream is, he would probably say “living like an Italian”. Well, with Love Italian, a personal teaching Italian experience, last week this dream came true for a Japanese woman who spent 7 days living,  speaking and eating like an Italian, exploring the beautiful area in and around  Bologna and making wonderful experiences with local people.

Izumi Kato is a 52 year old hairdresser from Japan with a big passion for the  Italian language and culture. In the past, this love for Italy led her to visit several cities such as Venice, Florence, Rome and Naples, but this time Izumi wanted a different, less touristy experience. In fact, her purpose was coming to Italy again not only to travel and explore as a tourist, but first of all to study the Italian language, to sink into the Italian culture and live the country like a local. It can seem impossible, especially if you don’t have any Italian friend and if your Italian knowledge is basic,  , but actually, thanks to Love Italian and its professional and well-connected teachers, it was possible for Izumi to enjoy this experience.

Love Italian  provides intensive tailor-made individual Italian courses with personal Italian native speaker tutors who live with you for the whole period of your stay, showing you the Italian life-style and travelling with you. Izumi had the luck of joining this project and live for one week with her tutors and teachers, the careful Laura Bizzari and Antonella Orlandi. They were also supported by other helpful collaborators who assisted them in the project and helped them to drove Izumi into the Italian life style.

Together they explored the beautiful city of Bologna, tasting the real  traditional food and making real experiences.  Going around  with Laura and Antonella, Izumi had the opportunity of seeing Bologna from the perspective of a local, enjoying the Italian habits and discovering the beautiful atmosphere you can breathe drinking a glass of good wine in company of new friends.

They  also showed Izumi the amazing area around Bologna, taking her out of the bitten tracks that tourists are used to following when in Italy. Under the advice of her teachers, Izumi  made up a personal travel plan  visiting  Modena, Ferrara and Ravenna. They also spent one day in the thermal baths of Salsomaggiore. This way she could always understand the beauties that surrounded her. In fact, travelling through a country with locals always gives you a more complete view over the things you see and the reality you’re facing. She also attended cooking classes, visited a really famous traditional balsamic vinegar farm, and had dinner with locals, having the  opportunity of socializing. When visited   the Trattoria Annamaria, she met the staff there, she talked to the famous Annamaria,  discovering the secrets of the handmade fresh pasta and tasted all the delicious typical dishes you can find there. She also met an Italian hair-dresser and they talked a lot sharing their professional experience.

Now she doesn’t  only have a strong a passion for Italian culture, but she also has memories, friends, people who are glad to keep in touch with her and would love to see her again. Meeting locals gave her a really different approach to the Italian language: she had to push herself to improve her speaking and listening skills in order to communicate with other Italian people.

Laura and Antonella where always careful and present to help her to understand, but also really strict as they always spoke with her in Italian. Despite the difficulties, she learned a lot. She did something really different from a normal Italian course: she had a rare experience meeting people, discovering the beauties of Italy and living like an Italian while learning the language. She won’t easily forget all the people she met and all the things she saw.

When leaving she was so sad and touched, she said she will come back next year  to improve her Italian skills and meet again all the people that make her experience unforgettable. Looking forward to seeing you again dear Izumi!

Editing by Raffaella Rossi

Da AM

 

Review by Ariana Meyers

 

For another few weeks, until March 26, Palazzo Albergati is holding an exhibit displaying the works of renowned Mexican artist Frida Kahlo. The exhibit is part of the Gelman collection: Arte Messicana del XX Secolo.

Frida is known for her self-portraits, and has been recognized as a spokesperson for feminism and Mexican culture.

In some museums, it is possible to enjoy the art without reading the descriptions that accompany them. However, in this exhibit, I definitely recommend reading all of the descriptions and timelines that accompany the paintings, which are written in both English and Italian. The descriptions transformed the experience into much more than just an art exhibit, it was an opportunity to learn more about Frida Kahlo’s life, and the context in which she lived and worked. What was most fascinating for me, however, were the timelines of Diego Rivera and Frida Kahlo’s lives. The timelines allow viewers to contextualize the artworks, and provided a deeper understanding of the artists themselves.

The first floor displayed the artworks of Diego Rivera, Frida Kahlo’s husband and fellow artist, in the context of the 1930s and 40s. Diego Rivera and many of his contemporaries were very involved in politics and activism, and their art represented that. The exhibit gave an insight into the political climate of the time, and the ways in which art can influence and criticize that climate.

The first floor also touched on the tumultuous relationship between Frida and Diego, including many images and videos of the couple. Frida and Diego’s relationship impacted both of their lives as artists, and their legacies are intertwined.  One of her most famous quotes that she wrote in her diary is: “There have been two great accidents in my life. One was the train [that injured her], and the other was Diego. Diego was by far the worst.”

The main event, however, is upstairs, where the walls are lined with Frida Kahlo’s famous self-portraits. It is curated to follow the evolution of her life, as outlined by a timeline at the beginning of the exhibit. Frida was plagued with many health problems throughout her life, including polio as a child, and a terrible accident when she was 18 years old that would affect her life and her art. Her illnesses and injuries isolated her, which is perhaps why many of her paintings are self-portraits. What was most striking about her work was her frankness in discussing her various health problems in her art. One of her most famous paintings Viva la Vida, is considered to be a reflection of Frida’s personal frustrations with her infertility.

Along with the art, throughout the exhibit are images of Frida and Diego and their families. It was very striking to see an image of the real person in their natural setting, exhibited next to their work.

Coming from California, Frida Kahlo was a prominent figure that we learned about in art class in elementary school. For us students, there was a certain pride because she lived and worked in California for so long. Even more exciting, was that some of her work was displayed in San Francisco, not far from my house. When I was young, and wanting to be an artist, she was an inspiration for me, as she is for many female artists. Seeing this exhibit in Italy was another moment of pride for me. It shows how widespread her influence is, and how, although her art was very personal, it was able to cross borders and touch people from all different backgrounds.

There are only a few weeks left of this exhibit, so I recommend checking it out!

Tickets and information can be found at: http://www.palazzoalbergati.com/mostra-arte-messicana-frida-kahlo-diego-rivera-bologna/

 

Review by Ariana Meyers

“Wow,” they all exclaim upon hearing I come from California, “America! That’s incredible!”  It’s truly surreal to hear awe in people’s voices when I talk about my home because to me, Italy is the true dream.  Italy is a fantasy vacation that I’ve come to familiarize with; at this point, I hardly know how I’ll bear to leave at the end of my year abroad!

I feel infinitely lucky every day to live in Bologna.  Last week, I was thankful for the beautiful portici that shielded me from the rain (something we seldom see in California).  Yesterday, I was indebted to the caffè that gave me a burst of energy before my class in the heart of the city, under the magnificent frescoed ceilings.  Today, and every other day, I am especially gratified by la lingua italiana for all of its poetic vocabulary.

Choosing to live in Bologna has been a most fortunate decision for me, and I’ve found amazing experiences in every sense.  I can smell the fresh pizza coming out of the wood fire oven as I walk down Strada Maggiore; I can hear the street performers singing magically down Via Rizzoli; I can taste the elegant flavors in Bologna’s traditional lasagna as I feel the dry sangiovese red wine warm my belly, accompanying the cuisine exquisitely; but most of all, I can see the beauty in Bologna for all of its enchanted culture, rich diversity and lively routines.

Emilia-Romagna is a region like no other.  The city-center of Bologna is small enough to walk between any two places in under 30 minutes but also large enough that there is always a new bar or pizzeria to explore.  The cultural immersion I’ve experienced while here has been indescribable.  The people are genuine, kind, and more than willing to answer all sorts of questions, pleased to share their wealth of knowledge of the region with everyone who would like to know!  I am blessed to live in the center of one of the most diverse cities I’ve ever visited, mingling with students from all over the world and working with Italian families who show me the true meaning of the word famiglia.  Living here is an experience I wouldn’t ever give up, not even for all the gelato in the world!

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Katelin Geissberger

 

 

A Manatthan, tra la 274 West e la quarantesima strada, ogni mattina si serve lo stesso caffè che si beve a Bologna e anche dall’altra parte del mondo vi sembrerà di essere a casa.

Michele Casadei Massari e Alberto Ghezzi, due bolognesi doc, nel 2009 partivano alla volta della “grande mela” per fondare il Piccolo Cafe, ristorante-bistrot, che ha trovato nell’ amore per la propria terra d’origine e nella spontanea semplicità degli ingredienti della tradizione la sua più grande fonte di ispirazione.

Già, perché nel bel mezzo di Madison Square, di fronte alla sede del New York Times, tutti i giorni si servono tortellini e tagliatelle al ragù, lasagne, salumi, lambrusco e altre specialità della cucina tipica emiliano – romagnola.

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Seduti comodamente ai tavolini di legno c’è una storia tutta bolognese che si dispiega nei sapori e profumi di casa, nei colori caldi e accoglienti dell’arredamento, la maggior parte fatto a mano o riciclato, nelle proiezioni delle partite di calcio dei “rossoblu” e non solo: soltanto un mese fa la guida enogastronomica “Bologna The Indulgent” sbarcava a New York proprio al Piccolo Cafe  per raccontare di Bologna attraverso affascinanti itinerari, tra le architetture della città e le sue eccellenze culinarie, “Bologna la Dotta” e “Bologna la Golosa”, due storie inseparabili.

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La loro avventura comincia nella notte di natale 2009, quando insieme Michele e Alberto decisero di aprire un piccolo stand al mercato di Union Square, dove si vendeva caffè italiano, cappuccino e dolci bolognesi: panettoni e amarene. Di lì a poco l’idea: reinvestire sul proprio territorio d’origine e farlo attraverso il cibo, la grande arte di noi italiani. Da allora il Piccolo Cafe è diventato una perla rara della metropoli d’ oltreoceano, tanto che c’è il “rischio” di dover condividere la colazione con Di Caprio, Uma Thurman o Ethan Hawke con la sola eccezione che per tutti i bolognesi che vanno a far visita al Piccolo Cafe viene offerta dalla casa.

Sembra ancora un sogno e invece è diventato realtà, lo sanno bene i nostri due bolognesi, che adesso si trovano a gestire ben quattro locali e stanno già progettando di aprirne un quinto nell’ Upper East Side, oltre che a specializzarsi nel servizio di catering. Insomma le idee sono molte e sempre brillanti, la chiave del successo è credere che nella semplicità e nella tradizione risieda la natura e bellezza delle cose.

Un’esperienza di straordinaria tenacia che porta Bologna alle porte del mondo e tocca il cuore di tutti noi suoi cittadini e amanti.

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